Il giardino incantato

A Moncalieri, provincia di Torino, c’è un giardino pubblico: è disastrato e mal tenuto, l’erba è talmente alta che nemmeno si riescono a distinguere gli oggetti all’interno.

Sulle panchine non ci si può sedere, la fontana è mezza distrutta e i giochi per bambini sono pericolosi.

giardino incantato

Antonio Pavani è un parrucchiere di Moncalieri e il suo salone non è lontano da quel giardino.

Antonio ha scelto di voler fare qualcosa.

Quel luogo è un’area preda dell’incuria, dove la vita non scorre più, ma che potrebbe prendere una nuova direzione, potrebbe essere frequentato da persone, avere un senso, tornare a fiorire e non solo nel senso puro di fioritura botanica, ma molto di più.

Per farlo non è necessario un nuovo Diego Della Valle che ristrutturi il Colosseo, ma molto meno. Un minimo impegno economico, tanto uso delle mani (e chi, meglio di un artigiano come il parrucchiere, ne è padrone?) e qualche ora di tempo.

Antonio ha pensato di non farlo da solo: la sua rete di contatti è fatta in primis dai suoi collaboratori e dai suoi tanti clienti, così ha proposto loro il suo progetto ed hanno deciso di fare gruppo, perché in ballo ci sono valori più alti (rispetto per l’ambiente, per noi, gli altri, le cose, la cura e il coinvolgimento).

La scelta è semplice, ma molto potente: rinunciare ad alcune ore del proprio tempo libero per dare una nuova vita a quel giardino. E così si è creato un tessuto di persone che portano le loro piccole capacità: chi dedica un’ora per verniciare, chi per ripulire gli spazi e qualcuno porta il proprio tagliaerba, perché quel giardino venga ri-donato alla collettività. C’è anche un’insegnante di liceo che porta i suoi alunni più confusionari per renderli utili!

Il parrucchiere ogni giorno prende una cosa in preda alla “bruttezza” e cerca di darle una nuova bellezza.
Ma come in salone, non solo per una propria gratificazione personale, ma del gruppo: c’è una vera e propria presa di coscienza che l’ambiente non è proprio, ma tutti ne potranno godere.

Antonio è partito da un punto fermo: non dovrà essere un posto di “stra-lusso”: se già si taglia l’erba una volta, sarà l’unica volta quest’anno, nessun altro lo farà.

Anche qualcosa di più: perché l’adozione del giardino nasce dalla “nausea del fallimento” che ha visto intorno a sé: in uno luogo come Moncalieri dove c’è tanta ricchezza, non può esserci un posto non curato come quel giardino. E l’impegno del salone e dei suoi clienti vuole diventare un esempio, un’ispirazione per altri, quasi come Antonio fosse un mecenate. Lo ha definito il suo progetto di “Giardino Incantato” perché l’ha scoperto passeggiando con la carrozzina e vorrebbe tornarci e dedicarlo proprio ai bambini dell’asilo lì vicino, e perché no, anche agli ospiti dell’ospizio che ha a fianco.

Il Giardino Incantato può diventare un modello magari per voi Belpensanti?!

Quante aree devastate da risollevare ci sono in Italia? Quanti spazi, anche più piccoli, sono in preda alla noncuranza delle amministrazioni comunali?

Pensate alle aiuole all’interno delle rotonde stradali. Avete mai pensato di adottarne una?
Potreste associarci il business, ad esempio esponendo l’insegna del vostro salone. Un altro modo per far parlare di voi!

Antonio parlerà con tutti del suo giardino e lo farà scoprire sui social network. Sa che il progetto funzionerà, la pubblicità arriverà da sé.

Anche dal brutto può nascere un capolavoro!

Cattura

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2 risposte a Il giardino incantato

  1. Massimiliano Fina scrive:

    Quando un operatore commerciale si adopera per migliorare la qualità della vita della città in cui opera e’ un imprenditore sensibile.
    I parrucchieri lo sono molto di più.
    Gli acconciatori Davines Belpensanti sono un esempio ed un modello da seguire.
    E sono stati i primi.
    Tutto ciò che viene dopo e’ altrettanto utile ma non originale.
    Grazie a tutti coloro i quali si sono spesi e si spendono per questa causa.
    Buona giornata e…….
    Belpensate!

  2. antonio Pavani scrive:

    Qualche giorno fa ho parlato del mio progetto ad una cliente del progetto di recuperare il giardino pubblico citato nell’articolo, mi sono emozionato quando lei mi ha detto che proprio in quel giardino ci giocava da bambina e che ora che è madre di due gemelli di quattro anni non li può portare nello stesso luogo a giocare perché è inagibile e degradato. Sapere che tra poco tempo lei potrà portare i suoi bimbi a giocare nel giardino pubblico che io curo mi emoziona e mi fa sentire bene…veramente bene.
    Se ognuno di noi impiegasse solo un’ora all’anno in un’iniziativa che sia personale o di qualcun’altro, intorno a noi si conterebbero migliaia di ore spese per vivere meglio nella nostra comunità.
    La bellezza salverà il mondo….anche la cultura.