Capelli d’argento e messa in piega

Alcuni mesi fa, in occasione della presentazione di un libro, mi sono trovata in una sala con un centinaio di donne dai 70 anni in su. Ero in fondo alla platea ed il colpo d’occhio è stato fortissimo, solo pochissime di loro avevano i capelli bianchi: ero circondata da decine di teste “colorate” da diversissime nuance, quasi a prendere una tavolozza di acquerelli e dipingere su ogni loro boccolo una sfumatura differente. Ognuna di loro era a suo modo unica con il suo stile, perfettamente abbinato alla collana di perle e al maglioncino
immacolato.

Ricordo con affetto quando mia nonna ultraottantenne andava dalla parrucchiera per la “messa in piega”. Tornava con una impeccabile permanente dai soffici e tondissimi ricci e una nuance che a volte tendeva al bluette. Colpa delle fialette antigiallo, diceva lei.

<<Nonna, hai i capelli blu>> <<L’è mia vera (non è vero)>> mi rispondeva in dialetto parmigiano.

Ricordo anche l’ansia che accompagnava questo appuntamento in salone. Una specie di paura che qualcosa potesse impedirlo: quel momento in cui si metteva “in ordine”. Un piccolo evento.

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La nostra società è profondamente improntata sulla bellezza giovane anche nel mondo dei capelli, sulle modelle adolescenti dalle folte chiome perfette, brillanti e corpose.

E’ un tabù parlare di anzianità, decisamente un argomento privo di attrattiva.

Allo stesso modo, anche in negozio avere una clientela giovane, “cool” e all’ultima moda è fattore di maggiore vanità. Sicuramente aiuta a mantenersi allenati alle novità e alla creatività.

Ma in ogni salone di parrucchiere c’è uno zoccolo di “non più giovani” con una fortissima attenzione alla cura personale e alla propria bellezza. Un rituale che da conforto, con tempi lunghi e sempre uguali: attesa, lavaggio, taglio, bigodini, odore di permanente, casco, calore, ronzio della ventilazione, riviste rosa, racconti sui figli, nipoti e pronipoti. Fortissimi scambi umani.

E a distanza di 15 giorni il colore. E poi la piega settimanale, il rito di bellezza da una vita.

Economicamente sono una buona base per il salone, fatta di regolarità dell’appuntamento, fedeltà ed incasso prevedibile. Forse poco attenta alla rivendita, ma sicuramente al risultato, perché sia duraturo.

Ricordiamoci che l’età media aumenta e potenzialmente le vostre clienti saranno sempre più anziane, piuttosto che adolescenti. E con i capelli sempre più tinti, piuttosto che grigi.

L’età avanza e non si rinuncia a questo momento nemmeno nelle case di riposo, dove il servizio di parrucchiere/ barbiere a domicilio è indispensabile per farsi trovare in ordine dagli “amici” ospiti della struttura e soprattutto dai parenti in visita. Qualcuno di voi fa questo servizio negli ospizi?

Con i capelli a posto è come se si fosse pronti a ripartire, anche se le gambe non dicono la stessa cosa…

Capelli d’argento e rasature perfette per volersi sempre bene anche nell’età della saggezza.

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Coccolate le vostre clienti “nonne”. Non sono pur sempre donne?

 

Photo ©ROBBIE KAYE dal libro Beauty and Wisdom

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Una risposta a Capelli d’argento e messa in piega

  1. gianluca marini scrive:

    Condivido pienamente l’articolo, io penso che un salone di tutto rispetto non può fare a meno di una clientela non più giovane,in quanto essa si rinnova con regolarità producendo un sicuro profitto per l’attività. P.s. un salone che oggi funziona non può fare a meno di una clientela da 0 a 100 anni,quindi evviva anche la presenza delle nostre care nonnine. Un bacio a tutta la comunity davines by gianluca marini